La concentrazione crescente della ricchezza nelle mani di una minoranza —i cosiddetti «miliardari»— costituisce uno dei fenomeni più significativi dell’economia contemporanea. Lo affronta ampiamente l’enciclica Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, del papa Leone XIV, pubblicata pochi giorni fa. Si tratta dei nuovi «signori» dell’economia digitale. Sono i nuovi magnati, oligarchi tecnologici e multimiliardari, che accumulano potere economico, dati e influenza globale, fino al punto di influenzare l’opinione pubblica e il controllo degli algoritmi, con un impatto diretto sulle condizioni e sul lavoro umano.
Questo processo si produce in un contesto caratterizzato dalla finitezza delle risorse naturali e da una crisi ecologica globale, che mette in discussione i fondamenti del modello di crescita illimitata. Da una prospettiva ecclesiale, questa realtà non può essere interpretata unicamente con categorie tecniche o economiche: esige una lettura morale e teologica, in fedeltà alla Dottrina Sociale della Chiesa.
La tradizione sociale cattolica parte da un principio fondamentale: l’economia è subordinata alla persona e al bene comune. Già dalla Rerum Novarum di Leone XIII, la Chiesa ha insistito sul fatto che i sistemi economici devono rispettare la dignità umana e garantire condizioni giuste per tutti. Questa intuizione si sviluppa successivamente con il principio della destinazione universale dei beni: la creazione è stata data da Dio a tutta l’umanità e, pertanto, la proprietà privata —sebbene legittima— è sempre gravata da un’«ipoteca sociale». Su un pianeta di risorse limitate, questa affermazione acquisisce un’urgenza rinnovata: l’accumulo estremo non è solo una diseguaglianza sociale, ma anche una questione di giustizia distributiva ed ecologica.
Il fenomeno dei miliardari mette in evidenza una tensione strutturale del sistema economico contemporaneo: la tendenza a considerare le risorse come illimitate e i desideri umani come infiniti. È un’altra delle questioni di fondo sollevate da Leone XIV nella sua enciclica. Questa logica era già stata fortemente criticata dal papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, dove denunciava il paradigma tecnocratico che legittima lo sfruttamento eccessivo della natura e un’economia orientata esclusivamente al profitto. Secondo questa visione, la concentrazione della ricchezza non è un incidente, ma il frutto di un sistema che dà priorità all’accumulo rispetto al bene comune e ignora i limiti ecologici.
In questo contesto, la Dottrina Sociale della Chiesa propone un’antropologia alternativa. Come ricordava san Giovanni Paolo II in Laborem Exercens, il lavoro umano —e quindi la persona— ha primato sul capitale. Questa affermazione sovverte la logica che sostiene l’accumulo estremo: il capitale non è un fine in sé stesso, ma uno strumento al servizio della vita umana. Quando il capitale si concentra in modo sproporzionato, c’è il rischio che la persona rimanga subordinata all’economia, cosa che la Dottrina Sociale considera moralmente inaccettabile.
Vostro
Joan Planellas
Religión Digital
