Fe Adulta

Apocalisse 11, 19 + 12, 01 e 06-10 / Corinzi 15, 20-26

Festa dell’Assunzione


APOCALISSE 11, 19 + 12, 01 e 06-10

Si aprirono le porte del tempio celeste di Dio e dentro di esso si vide l’Arca dell’Alleanza. Ci furono lampi e tuoni e un terremoto, una tempesta formidabile.

Poi apparve una figura portentosa nel cielo: una donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi, coronata da dodici stelle. Era incinta, giunse il suo momento e gridava tra le doglie del parto.

Apparve un altro portento nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna, e sette diademi sulle teste. Con la coda spazzò via dal cielo un terzo delle stelle, gettandole sulla terra. Il drago era di fronte alla donna che stava per partorire, pronto a divorare il bambino appena nato.

Partorì un figlio maschio, destinato a governare con scettro di ferro i popoli. Il bambino fu rapito e portato presso il trono di Dio. Nel frattempo, la donna fuggiva nel deserto.

Si udì una grande voce nel cielo: “Ecco, è giunta la vittoria e il potere, il regno del nostro Dio e il dominio del suo Messia”

In realtà non si tratta di un testo, ma di una sorta di pot-pourri, in cui sono stati uniti versi di diversi contesti. Si tratta di un disperato e vano tentativo di cercare nel Nuovo Testamento qualche riferimento applicabile a Maria, la Madre di Gesù, per esaltarla e giustificare i suoi dogmi.

I simboli che appaiono in questa mescolanza di frammenti non si riferiscono a Maria – e su questo concordano tutti gli esperti –, ma la liturgia sembra sentirsi autorizzata a prescindere dall’esegesi.

Ricordando un concetto di base, diremo che tutto l’Apocalisse è un libro di simboli, non una descrizione profetica di realtà. Nei testi che leggiamo oggi, per farla breve, si tratta del popolo di Israele, dell’Antica Alleanza, simboleggiata dall’Arca e dalla Donna, che devono dare alla luce il Messia nonostante l’opposizione delle forze del male (il drago), che continueranno a perseguitare coloro che seguono il Messia, ponendosi così la finalità fondamentale del Libro, che è quella di incoraggiare i cristiani della fine del I secolo d.C. di fronte alle terribili persecuzioni degli imperatori romani, in particolare quella di Domiziano (81-96 d.C.).

L’applicazione di questi testi a Maria, la madre di Gesù, è quindi completamente arbitraria e comporta una manipolazione intollerabile.

 

CORINZI 15, 20-26

Cristo è risorto, primizia di tutti i morti. Se per un uomo venne la morte, per un uomo è venuta la risurrezione. Se per Adamo morirono tutti, per Cristo tutti torneranno a vivere.

Ma ciascuno al suo posto: prima, Cristo come primizia; poi, quando egli tornerà, tutti i cristiani; infine, gli ultimi, quando Cristo restituirà a Dio il suo regno, una volta annientato ogni principato, potere e forza.

Cristo deve regnare finché Dio non faccia dei suoi nemici uno sgabello per i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. Poiché dice la Scrittura: “Dio ha sottomesso tutto sotto i suoi piedi”.

Paolo sembra interpretare il passo della Genesi, il peccato di Adamo, in senso storico. Dal peccato di Adamo (Paolo non parla mai del peccato di Eva, né tantomeno dei due, poiché la trasmissione è qualcosa di riservato al maschio) deriva il peccato dell’umanità e la sua disgrazia (peccatore davanti a Dio dalla nascita per l’eredità del suo primo progenitore).

Da qui, specialmente per opera di Sant’Agostino, deriva la nozione di peccato originale e qui si fonda una nefasta concezione della Redenzione = “pagare al Padre eterno il debito di Adamo”.

Abbiamo scritto “padre” con minuscola per distinguerlo dal senso originario della parola come la usava Gesù, che è Abbà, che chiameremo Padre, con la maiuscola.

Ma è chiaro che qui non ha il senso di Padre, poiché per perdonare il peccato esige di riscuotere un prezzo, un prezzo altissimo, nientemeno che il sangue di suo Figlio (e non di Gesù, figlio di Maria senza ulteriori specificazioni, ma della seconda persona della Trinità –per definizione uguale al Padre– incarnata).

Tutto questo insieme di spaventose bestemmie, che rinnegano l’essenza della buona Novella = “Abbà”, hanno costituito materia di insegnamento abituale nella Chiesa.

Grazie a Dio, l’esegesi ha distrutto l’aspetto storico del racconto della Genesi e con esso la nozione di peccato originale come colpa e come eredità, il che ci ha portato a comprendere meglio il concetto di redenzione.

La differenza fondamentale sta in chi paga e chi riscuote.

· Il padre sembrava essere colui che esigeva un prezzo per perdonare, proprio come si supponeva con i sacrifici dell’AT, con i quali si otteneva che Yahvé deponesse la sua ira, placata dall’aroma calmante del sacrificio.
· Ora il Padre è colui che paga, e colui che riscuote è il peccato, che è il tiranno dalle cui mani bisogna riscattare gli schiavi.

Tuttavia, il concetto di redenzione ci rimane estremamente lontano, perché non ci sono più redenzioni di prigionieri e perché è troppo vicino alla nozione di sacrificio cruento per placare l’ira di Dio, concetto dal quale, grazie a Dio, siamo già sfuggiti.

Abbandonando questo tema, ci soffermiamo per un momento sulle credenze di Paolo (non parlo di fede né di Parola di Dio ma delle sue credenze) in quella curiosa gradazione dei salvati: prima Cristo, poi i cristiani, infine gli altri, che chiama “gli ultimi” senza che possiamo sapere a chi si riferisce. Non sappiamo da dove Paolo abbia tratto questa dottrina.

In ogni caso, c’è una bellissima professione di fede:

“quando Cristo restituirà a Dio il suo regno, una volta annientato ogni principato, potere e forza”.

Si parla di un finale trionfale. L’umanità sarà liberata dal potere del peccato e persino dal potere della morte e diventerà, finalmente totalmente e unicamente, “di Dio”. Questa sì che è una vera speranza cristiana: che Abbà non può fallire, perché è Padre ed è Onnipotente.

E arrivati a questo punto, quanto si rimpiange la semplicità delle parabole!, quanto ci rammarichiamo che i cosiddetti teologi cristiani si siano allontanati dal genere proprio di Gesù, dedicandosi a complicate speculazioni che non ci risultano affidabili e che inoltre a molti di noi sembrano completamente sterili!

 

José Enrique Galarreta, S.J

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