Fe Adulta

Atti 04, 33; 05,12 e 27-33; 12, 02 / 2 corinzi 04, 07-15

Festività di Giacomo


ATTI

4, 33

Gli apostoli rendevano testimonianza con grande potenza della risurrezione del Signore Gesù.

5, 12

Per opera degli apostoli avvenivano molti segni e prodigi fra il popolo…

5, 26

Allora il capitano della guardia andò con le guardie e li condusse via, ma senza violenza, perché temevano di essere lapidati dal popolo.

27

Li condussero dunque e li presentarono al Sinedrio. Il sommo sacerdote li interrogò

28

e disse loro: «Vi abbiamo severamente proibito di insegnare in quel nome, eppure voi avete riempito Gerusalemme con la vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo.»

29

Pietro e gli apostoli risposero: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.

30

Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù che voi avete ucciso appendendolo a un legno.

31

Dio lo ha esaltato con la sua destra come Capo e Salvatore, per concedere a Israele la conversione e il perdono dei peccati.

32

Noi siamo testimoni di queste cose, e anche lo Spirito Santo che Dio ha dato a coloro che gli obbediscono.»

33

Essi, udendo ciò, fremevano di rabbia e cercavano di ucciderli.

12, 1

In quel tempo il re Erode fece arrestare alcuni membri della Chiesa per maltrattarli.

2

Fece uccidere di spada Giacomo, il fratello di Giovanni.

Ho conservato la numerazione dei capitoli e dei versetti per chiarire il puzzle che è stato composto per creare questo testo. In questo modo, cercando di applicare alla festa di Giacomo qualsiasi frammento isolato, è stato costruito un testo in cui ogni parte risulta decontestualizzata e praticamente incomprensibile.

È un esempio lampante della mancanza di rispetto di chi lo ha composto nei confronti del testo autentico e, in definitiva, della Parola.

Curiosamente, Giacomo fratello di Giovanni appare negli Atti solo due volte: in 1,13, quando elenca i membri della prima comunità, e in quello che stiamo leggendo. Questo potrebbe essere interpretato come una dimostrazione che Giacomo ebbe pochissima importanza nella prima comunità, ma anche questa affermazione sarebbe eccessiva.

In ogni caso, il testo/puzzle che ci viene offerto ha l’intenzione di mostrare che gli apostoli testimoniavano coraggiosamente di Gesù, che obbedivano alla parola di Gesù come Parola di Dio stesso, anche contro la Legge antica e i comandi delle autorità legittime (anche se corrotte) di Israele, e che dovettero soffrire per questo e lo fecero coraggiosamente.

Mere la pena sottolineare alcuni paragrafi: “volete far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo”. Predicare in nome di Gesù, il crocifisso, significava proclamare l’ingiustizia della sua morte e quindi la colpevolezza dei capi, non semplicemente per aver giustiziato un innocente ma per aver rifiutato il Messaggero di Dio.

“Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini.” Proclamazione che intendono Gesù come Parola di Dio, Legge di Dio. Questa frase è alla base di ogni obiezione di coscienza, e in questo caso viene fatta (ripeto) anche contro la Legge antica di Dio (?) e i comandi delle autorità religiose legittime.

E infine, una frase per costruire una sana cristologia:

“Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù che voi avete ucciso appendendolo a un legno. A lui Dio ha esaltato con la sua destra come Capo e Salvatore…”.

(“Dio ha esaltato Gesù”, può essere inteso come “Dio ha esaltato Dio”?) Ma non è il caso di entrare in questa questione in questa occasione.

 

2 CORINZI 04, 07-15

Portiamo questo tesoro in vasi di terracotta, affinché si veda che una forza così straordinaria è da Dio, e non proviene da noi.

Ci stringono da ogni parte, ma non siamo schiacciati; siamo in difficoltà, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non distrutti; in ogni occasione e ovunque, portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.

Finché viviamo, siamo continuamente consegnati alla morte a causa di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Così, la morte agisce in noi e la vita in voi.

Tutto è per il vostro bene. Quanto più riceveranno la grazia, tanto maggiore sarà la gratitudine, per la gloria di Dio.

È un testo scritto per confortare coloro che soffrono per la loro fede, e non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

‘Portiamo la morte di Cristo’ è un modo di esprimere che se Gesù ha sofferto per il Regno, anche coloro che lo seguono soffriranno. I modi di esprimerlo ci risultano confusi perché partecipiamo appena dei suoi modi di intendere l’essere umano (la carne/lo spirito…). Ma il messaggio di fondo è assolutamente chiaro.

 

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.

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