La sororità ha diversi volti: sorellanza, amore di sorella, amicizia, sostegno, patti di crescita… richiede sempre di uscire da sé per andare verso l’altra o l’altro, ugualmente accoglienza e abbraccio. La sororità attraversa la storia, molte volte in silenzio, ma questa traversata intreccia legami immensi che sostengono le vite, le lotte, le famiglie, i quartieri. Scoprire i tratti della sororità nella storia e nel mondo – quei tratti nascosti tante volte- ci esige guardare con occhi nuovi e tornare a calcare passaggi visti con scarpe inedite e occhiali molto puliti.
Osserviamo Maria di Nazaret attraverso questa lente. Troviamo tratti che ci mostrano una donna sorella che ha sostenuto altre donne o la comunità in situazioni che lo richiedevano. Luca nel primo capitolo del suo vangelo ci racconta che quando l’angelo Gabriele le annuncia la sua maternità, le racconta anche che la sua cugina Elisabetta, in età avanzata, porta ugualmente nel suo ventre una nuova vita che gioverà la vita di entrambe. E dice il narratore: Maria si alza in fretta e va verso le montagne di Giudea per vedere la sua cugina Elisabetta (Luca 1,39). Non ci viene detto nulla nel racconto delle motivazioni della giovane, ci viene raccontato unicamente che se ne andò “in fretta” … Queste motivazioni hanno avuto interpretazioni diverse nel corso del tempo.
La maggior parte delle volte gli sguardi hanno detto che si tratta, da parte di María, di offrire sostegno alla sua cugina maggiore durante la gravidanza. Io penso che anche María, donna più giovane, vuole trovare sostegno e consiglio nella donna maggiore, di fronte alla sua situazione inaspettata. Bisogna tenere in considerazione ugualmente che nella tradizione delle chiese orientali, all’incontro tra Elisabetta e María si conosce in pittura e nelle arti con il nome di, l’abbraccio. E quasi sempre questo microracconto è stato immaginato nella pittura con due donne sorridenti e felici di incontrarsi.
In ogni caso, in questo viaggio, in questo incontro e in questa convivenza (Luca ci parla di tre mesi), si mette in atto la sororità. Donne che appartengono alla stessa famiglia in senso “tribale”, donne di diversa generazione il che ci fa pensare che non siano amiche spontanee, donne che abitano territori lontani… si incontrano -per iniziativa della giovane Maria- per consigliarsi, sostenersi e convivere in mezzo a un’attesa che a entrambe genera ansia e aspettative per i loro giorni immediati e ampiamente per il futuro legato ai loro figli:
Nonostante il contesto letterario assolutamente androcetrico, questa storia si racconta in modo interamente ginocentrico. Lo spargimento dello Spirito su Elisabetta e Maria avviene nello spazio domestico tradizionalmente femminile. Donne sono le attrici che occupano il centro; donne quelle che prendono la parola per trasmettere con forza la buona novella che risuona; donne anche quelle che incarnano la misericordia di Dio che esse stesse proclamano. E agiscono così nel contesto di un incontro e affermandosi l’una all’altra. (Elizabeth Johnson: VERITIERA SORELLA NOSTRA, Editore Herder, Barcellona 2005, Pag. 302)
Da parte di Maria c’è un impulso che la porta a prescindere dal proprio riguardo e situazione, per aiutare la sua cugina maggiore che forse ha bisogno di altre braccia più giovani o per cercare rifugio negli abbracci di chi possa darteli perché vive circostanze uguali. Da parte di Isabella c’è apertura ad accogliere, c’è abbraccio e annuncio di beatitudine che tranquillizza e rallegra la sua cugina più giovane.
Ci troviamo chiaramente di fronte a un incontro e una pratica della sorellanza: incontro e relazione tra donne che potenzia entrambe, che le fa crescere e le pone di fronte al mondo con nuove forze. In queste circostanze di amicizia sororale si intona uno dei canti più belli che la nostra tradizione ci ha consegnato: il *Magnificat*, che annuncia un mondo nuovo, un mondo per nascere in cui le disuguaglianze e le ingiustizie si ripareranno perché la sorte dei poveri sarà benedetta da quel Dio stesso che le ha unite e le ha convocate a incontrarsi in un sostegno reciproco e permanente.
Questo inno, per quanto altrimenti, evoca il canto di Anna di Ramat in primo testamento e la danza di Miriam, sorella di Mosè, nel deserto, si inscrive dunque in una tradizione di voci femminili, che ci parla di *affidamento*… ovvero la sororità di Maria e Elisabetta, si inscrive in una tradizione.
La sororità si apre al mondo da queste due donne e ci invita a moltiplicare quel sostegno, a diffondere il suo profumo e la sua luce illuminando le pratiche che uniscono e benedicono la vita per raggiungere destini curativi, destini che trasformano le situazioni che danneggiano la speranza. Dopo la nascita di Gesù, i narratori ci tolgono dalla vista sua madre e si concentrano su di lui, ma possiamo pensare che la vita quotidiana di questa giovane donna di Nazareth, fu una vita in cui le vicine e le sue amiche e persone care hanno tratto da lei atteggiamenti di sostegno e solidarietà permanente, cioè atteggiamenti sororali.
Quando Gesù è cresciuto e si trova alle porte di uscire nel mondo per compiere la sua missione, ci ritroviamo di nuovo con Maria in un nuovo episodio in cui ci rivela di nuovo il suo atteggiamento sororale. Iniziando il capitolo 2 del vangelo di Giovanni ci viene raccontato che Gesù, i suoi amici e la sua famiglia sono presenti a una festa di nozze a Cana di Galilea. Le famiglie degli sposi celebrano con gioia l’evento. Nel corso della festa e senza che questa sia ancora finita, dice il narratore, il vino si esaurisce.
È quando entra a recitare Maria di Nazareth che, avvicinandosi a suo figlio, gli dice all’orecchio: *Non avete vino*. Gesù risponde come apparentemente spetta a degli invitati in più: *che cosa c’è tra te e me?* Maria, sicura di ciò che fa, dice all’incaricato delle bevande: *Fate ciò che vi dirà*. Come seppe Maria che il vino era finito? Solo un atteggiamento **attento agli altri e alle altre, un atteggiamento di uscita da sé…** permette di scoprire i bisogni altrui senza che questi siano esplicitati. Questa attenzione e la volontà di rispondere a quei bisogni, sono proprie di un atteggiamento sororale in una donna. Perché la sororità esige sempre, uscire da sé e guardare agli altri.
Abbiamo ritrovato Maria a offrire il suo sostegno fraterno ad altri e altre: la famiglia degli sposi che offriva il banchetto.
La sorella di Maria, come ci raccontano i vangeli, si esprime e si pratica in situazioni di forti necessità come è lo sviluppo di una gravidanza, ma anche in situazioni di vita quotidiana in cui si genera la gioia, come è il successo di una festa familiare. Guardare Maria di Nazaret in questi atteggiamenti ci porta a pensare che possiamo invocarla nei momenti in cui abbiamo bisogno di una mano sorella che ci sostenga e ci conduca. Una teologa americana, Elizabeth Johnson chiama Maria: **vera sorella nostra…** e ci indica nella sua riflessione come Maria ha vissuto quella fratellanza, cioè quella sororità. Questo ci ispira su come possiamo viverla noi.
D’altro canto, dobbiamo tenere presente la lunga storia della devozione a Maria in qualsiasi tradizione o advocazione. Nel corso dei secoli, molte donne – più che uomini – si sono sentite ascoltate da lei e sostenute nelle loro ore difficili. Al di là del pensare se esistono o meno i “miracoli”, ciò che mi interessa sottolineare è la forza che popoli e donne hanno ricevuto dalla loro fiducia in Maria nelle molteplici devozioni che hanno circondato la sua figura.
Principalmente dalla devozione mariana si è vissuta Maria di Nazareth come madre; ma è importante scoprire che quando ascolta le confidenze che permanentemente le fanno le donne popolari o quando le prende per mano e le fortifica nei cammini quotidiani del dolore o della gioia… sta agendo principalmente come un’amica/sorella che accompagna in una cultura in cui non sempre la maternità è forza. Le immagini de *la Guadalupana, Las Lajas, Copacabana* o *la Virgen del Cobre*, sono testimonianze della ricerca di risorse e supporti da parte delle donne dell’America Latina. E questa ricerca ha sempre risposte che sono una dimostrazione attiva di sororità.
Possiamo camminare verso una comprensione di María, la quale ci ascolta e ci accompagna, come una sorella maggiore che ci presiede nella fede e ci sostiene sororilmente nei cammini della vita. Che siano di dolore o di gioia. Possiamo trovare in lei i tratti di un volto amichevole che indica nuovi sentieri alla nostra spiritualità e al nostro essere nel mondo tra la famiglia, i vicini e gli amici, o come cittadini e cittadine.
Carmiña Navia Velasco
Casa Culturale Tejiendo Sororidades
Dicembre 2025
Versione italiana tradotta con IA
