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Sofonia 2, 3 e 3, 12-13 / 1 corinzi 1, 26-31

SOFONIA 2, 3 e 3, 12-13

Cercate il Signore, voi tutti umili che eseguite i suoi comandamenti; cercate la giustizia, cercate la moderazione, forse potrete nascondervi nel giorno dell’ira del Signore.

Lascerò in mezzo a te un popolo povero e umile che confiderà nel nome del Signore. Il resto di Israele non commetterà iniquità né dirà menzogne né si troverà nella sua bocca una parola ingannatrice; pascoleranno e si sdraieranno senza timori.

Sofonia è un predicatore dei tempi del Re Giosia (640 – 609 a.C.), contemporaneo di Geremia. Predica in un momento molto difficile. Giosia è stato un re pio, instancabile restauratore del culto a Yahweh, sterminatore di culti idolatrici.

Al suo tempo si verifica il “ritrovamento” del Libro della Legge nel Tempio: viene promulgato di nuovo davanti al popolo, che giura fedeltà alla Legge. Sono i momenti in cui sorge in splendore la Scuola Deuteronomista, che riscrive e interpreta tutta la Storia di Israele…

Un re così deve essere, agli occhi del popolo, benedetto da Dio, e attirare le benedizioni del cielo per il popolo. Ma Giosia muore in una sfortunata battaglia contro il faraone d’Egitto, e la fede di Israele si incrina, la fedeltà alla Legge diminuisce. Alcune parole del libro di Sofonia lo interpretano bene:

“Allora perlustrerò Gerusalemme con lanterne
per chiedere conto agli storditi dal vino generoso
a coloro che pensano:
“Dio non agisce, né bene né male”.

In questo contesto, la predicazione di Sofonia mira a far tornare il popolo al Signore. Il suo libro è una presentazione del Giorno del Signore, il giorno del Giudizio.

(Da questo libro sono tratte le parole del “Dies Irae, dies illa”, come minaccia del giudizio del Signore per coloro che sono addormentati nella vita)

Il nostro brano punta tuttavia su un altro tema importante: “Il resto di Israele”.

“Il resto di Israele” è in primo luogo quel piccolo resto del popolo che torna dalla cattività e si dispone a ricostruire il tempio e a tornare a praticare l’Alleanza, quella minoranza del popolo che attende con il cuore la venuta del Messia, lontano da impostazioni politiche e trionfalistiche, e che è fedele all’Alleanza dal cuore.

Questo tema solleva una linea molto profonda, inquietante e attuale. C’è un popolo specifico soggetto della Promessa e dell’Alleanza, con il suo culto, il suo tempio, i suoi sacerdoti…

Ma al suo interno c’è un nucleo che forma il vero popolo, quello che non onora Dio di bocca e per convenienza, per abitudine o per razza, ma di cuore, intendendo l’Alleanza come un impegno con la missione che Dio gli affida e la Promessa come la realizzazione del piano di Dio per la salvezza, non come l’esaltazione mondana di Israele.

Questo popolo è formato dai “poveri di Yahweh”, che attendono l’arrivo del Messaggero non dal potere o dall’apparenza, non per trionfare sulle nazioni.

La povertà significa semplicemente che non sono i potenti del popolo, che non hanno potere né influenza alcuna, che non si aspettano di trionfare sugli altri grazie a Dio, e, nel profondo, che attendono da Yahweh la liberazione interiore, la salvezza, perché si sanno poveri, peccatori.

 

1 CORINZI 1, 26-31

Guardate la vostra assemblea; non ci sono in essa molti sapienti secondo l’uomo, né molti potenti, né molti nobili. Al contrario; Dio ha scelto ciò che è stolto del mondo per umiliare i sapienti.

Ancora di più: ha scelto ciò che è basso del mondo, ciò che è disprezzato, ciò che non conta, per annullare ciò che conta, affinché nessuno possa gloriarsi al cospetto del Signore. Per lui voi siete in Cristo Gesù, in questo Cristo che Dio ha fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione.

E così – come dice la Scrittura – chi si gloria, si glori nel Signore.

La nostra lettura continua di questa lettera ci porta oggi un brano particolarmente adatto alle altre due letture: “La Sapienza”.

L’interpretazione di questo testo è molto semplice: i seguaci di Gesù non vanno cercando miracoli, presenze straordinarie e spettacolari del divino, né profondità di sapienza destinate a sapienti, scienziati o filosofi.

I seguaci di Gesù partecipiamo della sapienza di Gesù: saper vivere, sapere chi è Dio e chi siamo noi. E questa è “la sapienza della croce”, quella che si riassume brillantemente nel testo delle “Beatitudini”.

Secondo l’usanza della liturgia, il brano è stato ridotto al minimo, ma è interessante che leggiamo questo brano con un po’ più di ampiezza, per captarne appieno il senso: 1 Cor 1,18 a 2,16.

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.

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