“Rallegratevi nel Signore”. È il tema di questa domenica, in cui si sottolinea, più che l’aspetto costoso della conversione, la sua vera essenza: la gioia per la Salvezza. Questo si esprime nei testi del secondo Isaia, il Libro della Consolazione, l’esortazione di Paolo a una vita irreprensibile, fiduciosa in Dio, e nella figura del Precursore…
Domenica 3ª di Avvento
“Rallegratevi nel Signore”. È il tema di questa domenica, in cui si sottolinea, più che l’aspetto costoso della conversione, la sua vera essenza: la gioia per la Salvezza. Questo si esprime nei testi del secondo Isaia, il Libro della Consolazione, l’esortazione di Paolo a una vita irreprensibile, fiduciosa in Dio, e nella figura del Precursore.
Isaia 61, 1-2 e 10-11
Lo spirito del Signore Yahveh è su di me, poiché Yahveh mi ha unto, mi ha mandato a portare la buona novella ai poveri, a fasciare i cuori spezzati; a proclamare ai prigionieri la liberazione, e agli schiavi la libertà; a proclamare l’anno di grazia di Yahveh.
Con gioia mi rallegrerò in Yahveh, esulta l’anima mia nel mio Dio, perché mi ha rivestito di vesti di salvezza, in un manto di giustizia mi ha avvolto come lo sposo si mette una corona, come la sposa si adorna con i suoi gioielli. Poiché, come la terra fa germogliare le piante e come un giardino produce il suo seme, così il Signore Yahveh fa germogliare la giustizia e la lode alla presenza di tutte le nazioni.
Tratto dal terzo libro di “Isaia”. Le espressioni del profeta si riferiscono alla restaurazione di Israele dopo l’esilio. Si utilizza il noto espediente biblico di rappresentare la protezione di Dio nell’abbondanza materiale e nei segni di ricchezza (vesti di salvezza, manto di giustizia, corona…)
Ma il testo si applica direttamente a Gesù soprattutto per il suo inizio: “A portare la buona novella ai poveri…”, citazione utilizzata dallo stesso Gesù per annunciarsi come Messia (Mt 11 e Lc 7). Si utilizzano quindi questi testi di Isaia in un duplice senso: come annuncio messianico e come annuncio del carattere salvifico del Regno, salvezza per i poveri, gioia per la salvezza di Dio.
Colpiscono le immagini utilizzate per riferirsi all’azione di Dio: “annunciare la Buona Notizia ai poveri, fasciare i cuori spezzati, proclamare ai prigionieri la libertà”.
1 Tessalonicesi 5, 16-24
Siate sempre lieti. Pregate incessantemente. In ogni cosa rendete grazie, poiché questo è ciò che Dio, in Cristo Gesù, vuole da voi. Non spegnete lo Spirito; non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Che Egli, il Dio della pace, vi santifichi completamente, e che tutto il vostro essere, lo spirito, l’anima e il corpo, si conservi senza macchia fino alla venuta del nostro Signore Gesù Cristo. Fedele è colui che vi chiama e sarà lui a farlo.
La prima lettera ai cristiani di Tessalonica è con quasi assoluta certezza il primo scritto del Nuovo Testamento, scritto da Corinto nel 51, circa vent’anni dopo la morte di Gesù. Ci fa vedere come fosse una comunità cristiana giovane, fervente, salda in mezzo alle sofferenze.
L’argomento fondamentale che sviluppa la lettera si riferisce al problema teologico della seconda venuta di Cristo, ma il brano che leggiamo è il commiato della lettera, in cui Paolo fa alcune raccomandazioni finali, come un breve riassunto di vita cristiana.
Qualunque di queste frasi ci suona come rivolta a noi stessi: “Siate sempre lieti, pregate incessantemente, non spegnete lo spirito, esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono…” sono diventate espressioni classiche della spiritualità abituale dei cristiani.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
