Fe Adulta

Sapienza 2, 12-20 / Giacomo 3, 16 – 4, 3

SAPIENZA 2, 12-20

Dissero gli empi:

Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di peso; si oppone alle nostre azioni, ci rinfaccia i nostri peccati, ci rimprovera la nostra educazione errata, dichiara di conoscere Dio e si dà il nome di figlio del Signore; è un rimprovero alle nostre idee e solo vederlo è uno scandalo; conduce una vita diversa dagli altri e il suo comportamento è differente; ci considera malvagi e si tiene lontano dalle nostre vie come se fossero impure; dichiara beato il destino dei giusti e si gloria di avere Dio come padre.

Vediamo se le sue parole sono vere, verificando l’esito della sua vita.

Se il giusto è figlio di Dio, egli lo aiuterà e lo libererà dal potere dei suoi nemici; lo sottoporremo alla prova dell’insulto e della tortura per verificare la sua moderazione e apprezzare la sua pazienza; lo condanneremo a una morte ignominiosa, poiché dice che c’è chi si prende cura di lui.

Come già sappiamo, questo libro è il più recente di tutti gli scritti dell’Antico Testamento. (Alcuni pensano che la sua redazione possa essere avvenuta in tempi contemporanei a Gesù, sebbene la maggior parte propenda a datarlo intorno all’anno 100 a.C.). Posto sotto l’autorità di Salomone, pretende di raccogliere la sapienza ancestrale di Israele.

Il capitolo secondo mostra “la sapienza degli empi”. Credo che sia un testo bellissimo, che può servirci molto bene per la nostra meditazione. Per l’eucaristia di oggi vengono selezionati solo alcuni versi, ma è molto interessante l’intero capitolo, che converrebbe leggere per intero. Viene incluso alla fine.

Questo testo ha due applicazioni per accompagnare il vangelo di Marco. Da un lato, al tipo di “Giusto” che si incarna in Gesù e che è oggetto di persecuzione. Risulta impressionante il parallelo di alcune frasi con le invettive che i capi del popolo rivolgevano a Gesù sulla croce (“Se è il Figlio di Dio, venga Dio e lo salvi”).

Per questa ragione, questo testo è stato riletto nella chiesa con un senso profetico, annunciatore di Gesù. D’altra parte, si applica alla nostra vita cristiana, in parallelo alle parole di Gesù che si riferiscono alle persecuzioni che subiranno coloro che lo seguono, così bene espresse nella seconda lettera a Timoteo, culminando con la frase di 3,12: “Tutti quelli che vogliono vivere religiosamente come cristiani subiranno persecuzione”


GIACOMO 3, 16 – 4,3

Dove ci sono invidie e contese, ci sono disordine e ogni sorta di mali. La sapienza che viene dall’alto, innanzitutto è pura e, inoltre, è amante della pace, comprensiva, arrendevole, piena di misericordia e di buone opere, costante, sincera.

Quelli che procurano la pace seminano la pace, e il loro frutto è la giustizia. Da dove vengono le lotte e i conflitti che ci sono tra voi? Non è forse dai desideri di piacere che combattono nel vostro corpo? Bramate ciò che non potete avere, e finite per uccidere. Ambite qualcosa e non potete ottenerla, così lottate e combattete. Non l’ottenete perché non lo chiedete. Chiedete e non ricevete, perché chiedete male, per sperperarlo in piaceri.

Segue la stessa linea delle domeniche precedenti. Si tratta della “sapienza di Gesù” e mostra un certo parallelo con il primo testo, in quanto riflette un modo di agire che non nasce da Gesù ma dalla sapienza del mondo, originata nelle cattive tendenze del nostro spirito.

 

TESTO COMPLETO DEL LIBRO DELLA SAPIENZA

Cap. 2.

Perché si dicono ragionando erroneamente:

Breve e triste è la nostra vita; non c’è rimedio nella morte dell’uomo né si sa di nessuno che sia tornato dall’Ade. Per caso veniamo all’esistenza e poi saremo come se non fossimo mai stati. Perché fumo è il soffio della nostra narice e, il pensiero, una scintilla del battito del nostro cuore; quando si spegne, il corpo diventerà cenere e lo spirito si disperderà come aria inconsistente.

Cadremo con il tempo nel dimenticatoio, nessuno si ricorderà delle nostre opere; passerà la nostra vita come traccia di nube, si dissiperà come nebbia incalzata dai raggi del sole e dal suo calore vinta. Passo di un’ombra è il tempo che viviamo, non c’è ritorno nella nostra morte; perché è stato posto il sigillo e nessuno torna.

Venite, dunque, e godiamo dei beni presenti, godiamo delle creature con l’ardore della giovinezza. Saziamoci di vini squisiti e di profumi, non ci sfugga nessun fiore primaverile, coroniamoci di rose prima che appassiscano; nessun prato rimanga immune dalla nostra orgia, lasciamo ovunque traccia del nostro giubilo; che questa è la nostra parte, questa la nostra eredità.

Opprimiamo il giusto povero, non risparmiamo la vedova, non rispettiamo le chiome canute e piene di anni del vecchio. Sia la nostra forza la norma della giustizia, poiché la debolezza, come si vede, non serve a nulla.

(Qui si include il testo di oggi)

Così ragionano, ma si sbagliano; li acceca la loro malvagità; non conoscono i segreti di Dio, non aspettano ricompensa per la santità né credono nel premio delle anime immacolate.

Perché Dio creò l’uomo per l’incorruttibilità, lo fece a immagine della sua stessa natura; ma per l’invidia del diavolo la morte entrò nel mondo, e la sperimentano quelli che gli appartengono.

Capitolo 3.

Invece, le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e non li raggiungerà alcun tormento. Agli occhi degli insensati sembrò che fossero morti; si ritenne una sventura la loro uscita, e la loro partenza da noi una completa distruzione; ma essi sono in pace.

Anche se, a giudizio degli uomini, abbiano sofferto castighi, la loro speranza era piena di immortalità; per una breve correzione riceveranno lunghi benefici, poiché Dio li ha messi alla prova e li ha trovati degni di sé; come oro nel crogiolo li ha provati e come olocausto li ha accettati.

Il giorno della sua visita risplenderanno, e come scintille in stoppia correranno. Giudicheranno le nazioni e domineranno i popoli e su di loro il Signore regnerà in eterno. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità e i fedeli rimarranno accanto a lui nell’amore…

 

Giuseppe Enrico Galarreta

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